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Il degrado delle aiuole di Villa Pignatelli a Napoli

10/09/2019

Pubblichiamo la lettera inviataci dalla Sig.ra Bocciari in merito all’articolo pubblicato su Il Mattino del 04.09.2019 riguardo al triste situazione delle aiuole di Villa Pignatelli.

La cronaca di questi primi giorni di settembre che Il Mattino fa sul degrado del verde a Napoli è imbarazzante. Alla ormai storica, mancata manutenzione del patrimonio immobiliare (viviamo all’ombra dei cornicioni pericolanti), si aggiungono le note sui “giardini fantasma”, sulle “strade come foreste”, sulle Ville (non solo quella comunale di via Caracciolo) abbandonate, sul Parco del Virgiliano per cui sono stati raccolti tra FAI e cittadini 300mila euro, che rischiano però di esser perduti perché nel frattempo il Comune non ha preparato il bando per il ripristino di quell’area. Con stupefacente faccia tosta, l’Amministrazione confessa di non avere soldi né personale, e che dunque ben venga l’apporto e la collaborazione di privati.

Ora, chi scrive – che è una anziana signora pensionata appassionata di piante e giardini – potrebbe fare l’elenco delle aiuole pubbliche “adottate” dai privati con il solo scopo di fare un po’ di pubblicità a un esercizio commerciale. E in questo elenco, però, a fronte di pochi casi virtuosi, si affiancano decine di casi di palese abuso. Nel senso che quella particolare area risulta adottata da qualcuno, il quale, però, invece di curarla e manutenerla, la occupa come suolo pubblico con sedie e tavolini, magari risparmiando un bel po’ di soldi sul tributo per l’occupazione di suolo pubblico. Con il che togliendo risorse magari al Dipartimento Giardini del Comune.

Ma quel che lascia senza parole, e so che apro un fronte delicato, è che quando poi c’è un privato che fa le cose bene e belle, gli si scippano – come si direbbe in vernacolo – le piante dal terreno, come è accaduto per il cosiddetto e presunto “giardino di Romeo a Posillipo”. Voglio pure capire che tutto quel verde meraviglioso non fosse sorto spontaneamente su quella lingua di terreno, e che dunque potrebbe esserci stato un abuso ab origine.

Sempre vorrei capire, però, che abuso è piantare un albero, a maggior ragione se nessuno mi ha poi impedito di goderne l’ombra. Ma ammesso e non concesso che quell’abuso andasse punito, non capisco perché privare la città di un quadrato (ancorché piccolo) di bellezza. Non era meglio una multa? Una concessione pubblica? La creazione di una “dépendance” dell’Orto Botanico? Ma, di più, chiedo: perché si vede con tanta precisione che un signore cura il verde (ripeto, pubblico dal mio punto di vista che qualche volta ne ho goduto scendendo sulla riva di quel mare), mentre non si vede mai chi distrugge una pianta, una fioriera, un’aiuola? E non si vede mai che il giardiniere comunale non è al suo posto? E che le sterpaglie invadono le strade? E che un’aiuola “adottata” è invece “abortita”? I veri fiori recisi di questa città maledetta, sono la ragione, il buonsenso, il pragmatismo.

E forse vado controcorrente (anzi, senza forse, ma di sicuro) ma voglio salutarla con una domanda a cui non ho saputo rispondermi: com’è che i Verdi di Napoli hanno visto e plaudito allo scippare di quelle piante e di quel verde posillipino, e non hanno mosso un dito per denunciare negli anni la riduzione dei budget per tutela, cura e manutenzione del verde che, poco ma meraviglioso, allietava le nostre passeggiate napoletane? Quanto è costata la guerra a Romeo, e quanto meglio avrebbe fatto al verde di tutti lo stanziamento per aiutare il verde cittadino, anche solo della metà della cifra richiesta per pontoni, ruspe, draghe, gru, trasporti, operai etc. etc. destinati alla distruzione del verde stesso? Sono pronta a scommettere che con la metà di quella cifra si bonificava la Villa Comunale. Forse si ripristinava qualche fioriera. Forse si assumevano dieci o più giardinieri. Insomma, si progettava e non si distruggeva. E per una volta avremmo potuto raccontare in positivo una storia napoletana. Magari una storia sul fare e non sul disfare.

Grazie, i miei saluti Giulia Bocciari