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Napoli e la buona amministrazione

15/11/2019

Riceviamo e pubblichiamo la lettera del Sig. Amedeo Maiuri.

La lunga intervista del 13 settembre al professor De Masi, sul tema della cattiva amministrazione che accresce il degrado cronico di Napoli, non fa che sottolineare l’evidenza e l’amarezza di quel che vediamo ogni giorno, camminando per le strade della città-modello vantata dal sindaco De Magistris.

Verrebbe da chiedersi: modello di che? Modello sarebbe stato, a mio modo di vedere, se nei dieci anni della sua “rivoluzione” il sindaco avesse tentato di invertire l’andamento delle cose così come descritto da De Masi. E invece, la politica trasformata in slogan e in manifestazioni populistiche e farsesche (una su tutte, la “flotta” per andare a recuperare i migranti in mezzo al mare), non ha fatto altro che ampliare i fronti del degrado cittadino, e allargare oltre ogni misura il divario tra una qualunque città degna di tal nome nel terzo millennio, e questa capitale mondiale della sciatteria amministrativa.

La verità banale, è che se si fosse usata “l’oculatezza del buon padre di famiglia” – categoria centrale del nostro sistema giuridico-costituzionale, che il nostro sindaco predica ovunque e razzola malissimo in ogni sua scelta e indirizzo di amministrazione cittadina – molte cose in questa città si sarebbero fatte con concretezza, al posto dei tantissimi disastri che invece si sono procurati.

Perché il degrado di cui si parla oggi, è frutto anche di scelte poco oculate, prima su tutte la rinuncia al polmone finanziario garantito dalla buona gestione del patrimonio immobiliare del Comune, così come accadeva ai tempi della Romeo Gestioni, che pur tra mille possibili notazioni, garantiva flussi di denaro (quaranta milioni di euro circa all’anno) che avrebbero aiutato a risolvere molte questioni legate, appunto, al degrado.

Quei soldi (o buona parte di essi, visti i vincoli di bilancio) potevano servire per pulire le strade; manutenere i giardini; stappare i tombini che scoppiano alla prima pioggia (presto in arrivo); pagare stipendi e straordinari per garantire maggiore sicurezza e controllo delle strade; progettare una riqualificazione armonica, elegante e civile del “Lungomare Liberato”; favorire un piano di manutenzione delle strade; innescare una politica di servizi veri, costanti, efficienti e moderni per il cosiddetto boom turistico che boom non è, e che porterà ulteriore degrado quando finirà, perché non sorretto e non alimentato da politiche e servizi degni di tal nome.

Vede Direttore, la qualità della vita di una città moderna, si misura solo con la qualità dei servizi alle complessità che essa accoglie. Questi servizi non si possono improvvisare con un carrozzone tipo Napoli Servizi. Meglio sarebbe stato utilizzare meglio, indirizzare e sfruttare con intelligenza e senza vuoti ideologismi le competenze specifiche di privati come Romeo Gestioni e altri, così come accade nelle vere metropoli e anche nei piccoli centri, dove chi amministrava o amministra, ha fatto politica e non “ammuina”.

Il nostro sindaco intanto ha deciso di non candidarsi alle regionali del 2020 e dunque ci tormenterà con le sue bugie per altri due anni (fino al 2021) perché non si dimetterà come prevede la legge. Un vero peccato: altri due anni di chiacchiere buone per peggiorare il degrado da cui abbiamo preso le mosse.

Un disastro che sembra ci abbia portati alla assuefazione, con il rischio che pur di non vedere la verità dell’orrore e dell’inciviltà in cui siamo sprofondati, rischiamo di eleggere un sosia concettuale del sindaco. A riprova della tesi amara di De Masi: questa città è senza speranza.

Amedeo Maiuri